La ex Torre idrica

La torre dell’acqua o serbatoio idrico è stata progettata nel 1934 dall’ingegnere Alfredo Pappalardo con la consulenza artistica dell’architetto Oriolo Frezzotti, e’ considerata un esempio tipico dell’architettura razionalista nelle nuove fondazioni ed è uno dei simboli della città di Pontinia.

L’alternanza del paramento a cortina e marmo travertino definiscono motivi e volumetrie che ritroviamo diversamente declinati negli altri edifici di fondazione della città. Il serbatoio idrico è la terza torre di Pontinia e costituisce un esempio d’interazione ed integrazione con il tessuto urbano del primo nucleo di fondazione, coniugando armoniosamente la vocazione funzionale con il canone architettonico che caratterizza gli altri edifici del comune.

Nel 2015 è stato terminato l’intervento di restauro conservativo della Torre, che ha portato a una nuova destinazione d’uso dell’edificio: cessata l’attività di acquedotto negli anni ‘70, la Torre dopo un lungo periodo di disuso, attualmente è destinata a spazio espositivo coordinato con il MAP Museo Agro Pontino, presente nella città di Pontinia.

Il restauro ha cercato di conservare il più possibile i materiali utilizzati all’epoca della costruzione, limitando le demolizioni a quelle parti irrimediabilmente ammalorate e alle superfetazioni.

Al pian terreno è stata inserita una nuova pavimentazione in acciaio – grigliato keller – al fine di ottenere un ulteriore piano utile e funzionale; a tale scopo, per creare una configurazione omogenea, nel rispetto del valore storico dell’edificio, il sistema strutturale di sostegno della nuova pavimentazione è stato realizzato con la medesima tessitura di quello originale.

Attraverso la pavimentazione a griglia metallica sono visibili gli impianti di distribuzione dell’acqua, alcuni del 1935, altri inseriti successivamente negli anni ‘50, tutti accuratamente trattati e conservati; gli impianti originali si differenziano dai successivi per la loro caratteristica colorazione blu, colorazione che è stata mantenuta.

Il sistema di segnalazione del livello dell’acqua nella vasca, posto al piano terra, è stato conservato; i caratteri numerici dipinti sulle pareti interne della torre indicavano il livello dall’acqua nella stessa vasca posta a 22 mt di altezza.

Relativamente alla funzionalità dell’acquedotto, destinazione originaria della struttura: il problema più grande incontrato, già prima della Guerra, fu quello legato al processo di insabbiamento del pozzo; lo stesso, infatti, è stato portato successivamente dai 60 metri iniziali a 105 metri di profondità, con la contestuale sostituzione dei motori esistenti con una nuova coppia di motori. Successivamente – nel 1950 – al crescere della popolazione residente, si rese necessario il potenziamento dell’impianto.

Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 sono stati realizzati tre nuovi serbatoi di accumulo dell’acqua in un apposito stabile ubicato accanto alla torre; è stato inoltre realizzato un nuovo pozzo per il prelievo di acqua potabile.

Nel 1972 – con la Cassa del Mezzogiorno – per far fronte alle nuove esigenze delle utenze cittadine, è stata realizzata una nuova torre piezometrica e la Torre Idrica di Piazza Roma ha perso la sua funzione.

Il primo ambiente, al piano di ingresso, è caratterizzato dalle travi strutturali, che per diversi livelli si slanciano dai pilasti perimetrali in cemento armato, prigionieri, questi, della parete in muratura. Le travi si incontrano nel vuoto disegnando trame geometriche sovrapposte che la prospettiva rende assai inusuali per i nostri occhi; questo sistema strutturale, che appare realizzato recentemente, è stato concepito, progettato, calcolato e realizzato nel 1934-35 dall’Ing. Pappalardo, così come la struttura nel suo complesso.

Nell’intervento di restauro si è resa necessaria un’accurata pulizia e risanamento delle strutture, anche con la rimozione di parti ammalorate e protezione del ferro d’armatura mediante trattamento con prodotti in grado di bloccare il fenomeno dell’ossidazione; non si è provveduto ad un successivo trattamento cromatico delle superfici a testimoniare gli interventi realizzati con l’attuale restauro.

Tra gli interventi di valorizzazione funzionale, a supporto di quelle strette scale che consentivano al fontaniere di raggiungere il piano della vasca, è stato realizzato un ascensore panoramico, privo di un vano chiuso, in modo da non alterare la percezione dello spazio visivo; durante il percorso, inoltre, offre al visitatore la possibilità di osservare da vicino la struttura interna grazie alla trasparenza della cabina.

La corsa dell’ascensore termina al piano denominato sottovasca: qui si può osservare da vicino la struttura portante della vasca, dove un tempo si effettuavano ispezioni e si eseguivano piccole operazioni di manutenzione e manovra sull’impianto di alimentazione e di scarico della stessa vasca.

Proseguendo sulla preesistente scala di servizio, si accede al piano superiore che contiene la vasca vera e propria.

Durante i primi anni di esercizio le pareti del piano della vasca sono state tinteggiate con calce bianca per motivi igienici; ora, la calce, ormai ammalorata, è stata rimossa ed è stato riportato alla luce il colore rossiccio delle pareti in mattoni; i mattoni sono un elemento caratterizzante anche la struttura esterna dell’edificio, che è interamente bicolore nell’alternanza tra mattoni, marmo e finto marmo bianco.

L’accesso per la manutenzione all’interno della vasca – capienza utile di 180 m³ – era consentito, in origine, solo da una “scala alla marinara”; successivamente, data la difficoltà d’uso, è stata aggiunta una più sicura scala a pioli con pianerottolo che consentiva, tramite una botola di servizio, di raggiungere anche il terrazzo esterno.

Ora è stata realizzata l’apertura di un passaggio attraverso la struttura della vasca, per rendere fruibile l’ambiente all’interno della stessa; qui è ancora possibile scorgere parte del sistema composto di carrucole, cavi e galleggianti, atti a indicare al fontaniere, al piano terra, il livello dell’acqua.

Nell’operazione di pulizia della vasca particolare attenzione si è posta nel conservare i segni dei livelli dell’acqua; è dunque ancora possibile osservare tutti i livelli raggiunti dall’acqua all’interno della vasca, nel corso degli anni di attività dell’acquedotto, con una variazione cromatica che va dal senape al marrone scuro, lasciando intuire dove l’acqua ha riposato per un tempo maggiore. Il varco di accesso alla vasca, ricavato tagliando e asportando parte della parete della vasca stessa, consente di osservare la sezione del cemento armato; qui si notano i ferri d’armatura e si può riscontrare anche la buona qualità del materiale adoperato.

Una nuova scala in acciaio è stata aggiunta, inoltre, per consentire al visitatore di accedere al terrazzo panoramico; dal terrazzo, infatti, è possibile godere di un panorama unico, ove si vede la campagna pontina, ancora vicina per caratteristiche a quella di circa ottanta anni fa, e il centro urbano. A completamento della nuova funzione urbana della Torre, verrà realizzato anche un allestimento permanente nel terrazzo, dove saranno collocati pannelli informativi, una guida all’osservazione del panorama cittadino e naturale.

Non sfugge, ad un attento visitatore, che da questa posizione privilegiata è possibile rileggere la genesi della struttura urbana della città di Pontinia, nata attorno ad una serie di assi principali, al cui termine furono collocate le strutture edilizie più importanti che simboleggiavano la presenza istituzionale; presenza istituzionale che viene enfatizzata nell’Edificio Comunale, con la torre e il tricolore; nella Chiesa, con la torre campanaria; infine, sulla confluenza di due assi stradali apparentemente secondari, la torre dell’acquedotto, a rappresentare il potere politico fascista dell’epoca. Quest’ultima, infatti, si può leggere come un simbolo politico in una triade, insieme alla Torre Amministrativa (il Comune) e alla Torre Religiosa (la Chiesa).

A conferma di questa duplice funzione c’è’ l’aspetto monumentale, suggerito allo spettatore dall’assenza di porte e finestre sul prospetto principale e da una vasca e tre fontane poste alla base della torre. Per mezzo delle tre nicchie in cui si struttura la facciata, è possibile leggere, tramite un gioco di luci e ombre in certe ore della mattina, la formazione di tre fasci littori stilizzati.

Nell’ambito dell’intervento di restauro della Torre idrica, è interessante notare come il recupero strutturale e architettonico sposi perfettamente quella che è la valorizzazione, dunque una consona destinazione sia d’uso che di significato. Consapevoli dell’impossibilità di ripristinare la funzione per la quale la struttura fu concepita e realizzata, è stato necessario procedere a un restauro che permettesse alla comunità di goderne in quanto luogo storico, la cui conoscenza resta preziosa, e al contempo come contenitore di una nuova storia, quella contemporanea.

[fonti: pontiniaweb.it – Antonio Rossi e rivista il MURO del 20 dicembre 2016 – Luigi Caponera]