25 novembre. Storia di un murales a Pontinia

 

PATRIA MIRABAL E LE FARFALLE DELLA LIBERTÀ
Entrando a Pontinia da Borgo Pasubio e percorrendo una delle sue vie principali fino alla rotonda di Viale Europa, si incrocia inevitabilmente lo sguardo di una donna. Sia nei giorni di pioggia che in quelli di sole, il suo volto appare indelebile in un murales realizzato dallo street artist Alaniz su una vecchia centralina elettrica di Enel, per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Ma da dove ha origine questa ricorrenza? Qual è la storia di questa donna?

«Non possiamo permettere che i nostri bambini crescano in questo regime corrotto e tirannico. Noi dobbiamo lottare contro di esso, e io sono pronta a rischiare tutto, anche la mia vita se necessario»

La donna raffigurata nel murales è Patria Mercedes Mirabal, la più grande delle quattro sorelle che si opposero alla dittatura di Rafael Leónidas Trujillo, in Repubblica Dominicana. Trujillo era arrivato al potere nel 1930 attraverso elezioni truccate e governò la Repubblica Dominicana per oltre trent’anni. La sua dittatura fu caratterizzata da un’estrema violenza diretta contro tutti quelli che venivano considerati come nemici dello Stato: furono circa 50.000 le vittime di quest’opera di repressione. Le sorelle Mirabal aderirono nel 1960 a un movimento clandestino di resistenza chiamato “Movimento 14 de Junio” (“Movimento 14 giugno”), il cui capo era proprio il marito di una delle sorelle Mirabal, Minerva. Patria aveva sposato a sedici anni un agricoltore ed era già madre di quattro figli. Ciononostante, non esitò ad aderire al movimento nella speranza che i figli potessero vivere in un mondo migliore. Anzi, fu proprio la responsabilità sentita per le generazioni future a spingerla alla lotta perla libertà. Patria dichiarava: «Non possiamo permettere che i nostri bambini crescano in questo regime corrotto e tirannico. Noi dobbiamo lottare contro di esso, e io sono pronta a rischiare tutto, anche la mia vita se necessario» (thevintagenews.com). Le sorelle assunsero un nome in codice per la loro battaglia: “Mariposas” (“Farfalle”). Eppure, soltanto dopo qualche mese, alle Farfalle non fu più permesso di volare.

DAL SACRIFICIO DELLE FARFALLE ALLA GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
Il 25 novembre 1960 le tre sorelle Mirabal, Patria, Minerva e María Teresa, si recarono al carcere dove erano stati rinchiusi i loro mariti con l’accusa di sedizione. Sulla strada di ritorno, l’auto fu fermata dagli agenti del SIM (Servico de Inteligencia Militar), la polizia del regime di Trujillo. Le tre sorelle furono fatte scendere e condotte in un campo vicino. Lì furono prese a bastonate, torturate con coltelli e strangolate. Coperte di sangue, sfregiate dalle ferite e ormai senza vita, furono rimesse nell’auto nella quale viaggiavano e gettate in un precipizio al fine di simulare un incidente.

Le tre sorelle furono fatte scendere e condotte in un campo vicino. Lì furono prese a bastonate, torturate con coltelli e strangolate

Da subito, il sacrificio delle “Farfalle”, si caricò di un significato universale. Le sorelle Mirabal divennero non soltanto il simbolo della resistenza a ogni regime dittatoriale, ma anche quello dell’affermazione dei diritti delle donne e, più in generale, dei diritti umani. Su onuitalia.it si legge:

«La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani e una conseguenza della discriminazione nei confronti delle donne, nella legge e anche nella pratica, nonché delle persistenti disuguaglianze tra uomini e donne. […] Dal 1981, gli attivisti dei diritti delle donne hanno segnato il 25 novembre come un giorno contro la violenza in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, attiviste politiche nella Repubblica Dominicana, per ordine del sovrano domenicano Rafael Trujillo (1930-1961). […] Nel 1999 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e ha invitato governi, organizzazioni internazionali e ONG a organizzare in quel giorno attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle più devastanti violazioni dei diritti umani ancora molto diffusa».

25 NOVEMBRE 2017: L’IMPEGNO DI PONTINIA
Proprio in questa prospettiva di sensibilizzazione e coinvolgimento della comunità, il Comune di Pontinia si fa promotore di un evento molto significativo, su più piani.

«Vogliamo valorizzare l’espressione artistica contemporanea in una città che al contemporaneo lega da sempre storia e cultura»

Il 23 e 24 novembre 2017, in collaborazione con ON Art&Culture, Pontinia accoglie 25 novembre.org Stop Violence Against Women, il progetto artistico con cui Memorie Urbane – il grande festival di street art del Lazio a cura di Davide Rossillo – celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Matteo Lovato, Assessore alle Politiche Giovanili e Promozione del Territorio del Comune di Pontinia, sottolinea: «Per tutta l’Amministrazione è motivo di grande orgoglio dare il benvenuto anche a Pontinia a questa manifestazione che già da diversi anni si è affermata nel territorio in modo così significante, tanto più in occasione di un appuntamento importante come questo. Vogliamo valorizzare l’espressione artistica contemporanea in una città che al contemporaneo lega da sempre storia e cultura» (ilcaffe.tv).
Quest’anno, il portavoce dell’impegno di Memorie Urbane è Alaniz, che dal 16 al 26 novembre ha potuto realizzare nei comuni di Pontinia, Fondi, Terracina, Minturno e Isernia, cinque murales dedicati alle donne. Ed è proprio Alaniz l’autore del murales di Viale Europa, in cui l’intervento di riqualificazione di un’area urbana dismessa si unisce all’importante Giornata del 25 novembre.

TRA STREET ART E ATTENZIONE ALLE PERSONE: L’ARTISTA ALANIZ
Alaniz è un artista argentino di fama internazionale, residente a Berlino. Dipinge principalmente sui muri, ma anche su tela. Visitando i suoi profili su Instagram (IG: alanizart) e Facebook (FB: Alaniz), si scorge subito la cifra stilistica dei suoi lavori: l’attenzione alle persone e la potenza evocativa del messaggio di cui esse possono farsi portatrici. Per concludere, dunque, riportiamo qui di seguito la prima parte dell’intervista rilasciata da Alaniz a Simone Martoccia su memorieurbane.it (seguendo il link al sito, è possibile leggere l’intervista integrale):

Guardando i tuoi lavori ho visto che ci sono molti dipinti olio su tela. Ci racconti quando hai iniziato a dipingere e quando hai deciso di passare dalla tela al muro? Qual è stata la motivazione che ti ha portato a dipingere sui muri?
In realtà è il contrario, prima ho iniziato a dipingere sui muri e successivamente sono passato a dipingere anche su tela. All’inizio ero interessato a dipingere solo sui muri, perché pensavo che fossero il modo migliore per comunicare un messaggio e per condividere il proprio lavoro con il maggior numero di persone possibili.

Quali sono i temi che preferisci trattare? Da cosa trai ispirazione? Quanta Argentina c’è nei tuoi lavori?
Il mio argomento principale sono le persone. Sono loro ad ispirarmi. Credo sia importante capire i problemi che ci circondano, è per me il percorso da intraprendere per poterli risolvere. L’Argentina è il Paese in cui sono cresciuto e dove ho vissuto per la prima volta le problematiche e le ingiustizie sociali che esistono a diversi livelli anche nel resto del mondo.